Alcune delle originali soluzioni proposte da
Magellan vennero applicate da
frate Agostino Arleri da Vinchio alla costruzione della
bilancia da saggio portatile
impiegata da Giovanni Battista
Venturi nel Teatro Fisico dell’Università di Modena. Il frate cappuccino
piemontese ricevette la patente di macchinista dell’Università di Modena il 4
agosto 1781 e successivamente, oltre a realizzare diversi strumenti per il
Gabinetto di Fisica, collaborò con Venturi e con Giovanni Battista Vandelli
all’approntamento dei campioni di misure della Comunità di Modena. Nel corso
della sua lunga attività (1781-1820) in qualità di macchinista dell’Università
Arleri ebbe come collaboratore i meccanici modenesi Sgarbi e Bertacchi; questo
gruppo di valenti artefici contribuì a mantenere ben viva la grande tradizione
di artisti meccanici di precisione che aveva contraddistinto l’ambiente
scientifico del ducato estense sin dalla seconda metà del secolo XVI. Tra gli
esponenti più conosciuti di questa schiera di raffinati artefici si annoverano
l’architetto, cartografo ed ingegnere idraulico Giovanni Battista Aleotti,
progettista e costruttore di raffinati strumenti topografici quali l’archimetro,
e Alfonso Gioia, ingegnere, matematico e progettista di strumenti presente alla
corte estense sul volgere del Seicento; la dinastia dei Lusverghi, il cui
capostipite Giacomo, attivo nella seconda metà del XVII secolo, si trasferì da
Modena a Roma dove nei pressi del Collegio Romano aprì una bottega dalla quale
furono prodotti, sino alla fine del XVIII secolo, strumenti scientifici e
matematici di grande accuratezza e precisione ambiti da principi e
collezionisti; il meccanico mirandolese Cesare Costa, operante a Bologna nella
seconda metà del Seicento autore delle incisioni sulla meridiana di San Petronio
progettata da Giovanni Domenico Cassini, ed il suo concittadino Giovanni
Maccario costruttore di strumenti topografici, senza dimenticare lo scienziato e
matematico modenese Geminiano Montanari grande innovatore della strumentazione
scientifica sul finire del XVII secolo. Con la riapertura dello Studio modenese
avvenuta nel 1772 tale tradizione riprese vigore e culminò, nei primi anni
dell’Ottocento, nell’attività dei meccanici di precisione del laboratorio di
Giovanni Battista Amici, che lo seguirono a Firenze dove furono tra i fondatori
delle Officine Galileo, nell’opera di Leopoldo Nobili e del Fontana, e dei
macchinisti dell’Osservatorio astronomico modenese Giuseppe Sgarbi e Cesare
Zoboli.
(AD)